| |
20/07/2005 11:28 |
 |
| |
IMMIGRAZIONE - Il sole 24 ORE |
| |
Iniezione ricostituente per far crescere il PIL - di Francesco Costa (a.d. del Gruppo Angelo Costa) |
| |
|
| |
Da diversi anni in Italia si registra una crescita del Pil lenta. In media, tra il 1999 e il 2004 la nostra economia è cresciuta appena del 1,4% l'anno e i dati più recenti preannunciano per il 2005 un tasso di crescita ancora più basso. Sono più di tre milioni gli stranieri che vivono in Italia. Questa popolazione, come conferma l'ultimo rapporto sulle migrazioni pubblicato dall'Ismu, cresce del 15% l'anno. In mancanza dell'apporto dei lavoratori immigrati, la crescita economica del nostro Paese è pari o inferiore allo zero. - I DATI. Dall'ultimo censimento Istat risulta che il 79% degli stranieri in Italia è in età lavorativa. Una percentuale che va rivista al rialzo, dal momento che il censimento non conta gli immigrati irregolari che si inseriscono, per la stragrande maggioranza, proprio tra la popolazione in età lavorativa. Sulla base di una stima contenuta, almeno l'82% degli stranieri che vivono nel nostro Paese, quindi 2 milioni e 460mila persone, hanno un'età compresa tra i 15 ei 64 anni. Secondo i dati del ministero dell'Interno, dell'Inps e dell'Inail e con una stima di 300mila lavoratori in nero gli stranieri occupati in Italia sono due milioni e trecentomila. Tra gli stranieri, il rapporto tra occupati e persone in età lavorativa è quindi del 93,4%: braccia e cervelli che contribuiscono in maniera determinante alla formazione del Pil perchè, oltre a produrre reddito, pagano contributi e tasse. - I CONSUMI. Il reddito netto annuo dei lavoratori immigrati è di 27,3 miliardi di euro. il 20% circa viene spedito ai familiari rimasti a casa, diventando uno dei più importanti motori per lo sviluppo dei Paesi più poveri, il resto è speso in Italia. Questo è in linea con l'indicazione di Tito Boeri, secondo il quale i lavoratori stranieri contribuiscono, in maniera diretta e indiretta, alla formazione del 6% del nostro Pil. Se in media, nel periodo compreso tra il 1999 e il 2004 la nostra economia è cresciuta appena del 1,4% l'anno, non è necessaria una sottrazione aritmetica per concludere che, senza il contributo dei lavoratori stranieri, dovremmo dire addio alla modesta crescita economica alla quale siamo abituati. - LE ORE LAVORATE. La seconda conclusione è che, in considerazione dell'andamento demografico nazionale, i lavoratori stranieri costituiscono una risorsa indispensabile per contrastare questo declino. Come ha dimostrato Alberto Alesina, nelle economie sviluppate, dove gli indici di efficienza produttiva sono molto simili, esiste una relazione diretta tra ore lavorate e reddito pro capite. Le circa 16 ore settimanali lavorate dagli italiani sono inferiori a molti altri Paesi e, in particolare, agli Stati Uniti che arrivano a lavorare in media 25 ore, l'Italia cresce meno degli altri. In questa prospettiva e considerando l'invecchiamento della popolazione analizzato da Livi Bacci, l'immigrazione appare il migliore, se non l'unico strumento, per invertire il trend negativo delle ore medie lavorate in Italia e, di conseguenza, sulla nostra crescita economica, proprio perchè rappresenta un'iniezione ricostituente di persone in età lavorativa. Un immigrato, infatti, lavora in media 27,5 ore a settimana: 11 ore più di un italiano, ma anche 2 in più rispetto a un americano. Naturalmente non basta aprire semplicemente le porte ai lavoratori stranieri. Bisogna gestire l'immigrazione favorendo quella più qualificata, in modo da alzare il tasso di lavoratori specializzati o laureati e non solo cercando di controllare i flussi con politiche spesso miopi e incerte.
|
| |
|
 |
 |
| |
|
 |
| |
|
| |
|
|
|
back |
|
|
|