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  27/10/2005 11:22
  UN DENARO GIRAMONDO - Spedire i fondi agli stranieri ha fatto la fortuna di Angelo Costa
  Oggi il gruppo ha in portafoglio un milione di clienti, un fatturato di 100 milioni ed è partner di Western Union
   
  UN GIOCO DI RIMESSA DA 150 MILIARDI. Centocinquanta miliardi di dollari all’anno. “Un numero che illustra, meglio di tanti ragionamenti, il flusso di rimesse di denaro degli stranieri lontani da casa loro, in tutto il mondo” illustra Costa che, laureato in economia, utilizza le conoscenze di macroeconomia per spiegare come il contributo degli stranieri sia ormai una voce determinante nella formazione del pil. Anche in Italia dove ormai gli extracomunitari sono più di 3 milioni.

IL PROSSIMO OBIETTIVO E’ DARE VITA A UNA BANCA. Una vera banca per gli immigrati. In grado di erogare tutti i servizi, dalla carta di credito al mutuo per la casa, oggi di difficile accesso agli extracomunitari. Non è ancora operativa ma può già contare, in teoria, su una rete di cinquemila sportelli. Quelli rappresentati dagli esercenti collegati alla Angelo Costa, una delle aziende maggiormente impegnate nel trasferimento del denaro degli stranieri attraverso la multinazionale Western Union, e che ha in cantiere il progetto di allargare la sua offerta finanziaria fino a diventare un’autentica azienda di credito. “E’ la nostra prossima frontiera”, spiega Francesco Costa, trentatreenne, amministratore delegato della Angelo Costa, un milione di clienti in portafoglio, 100 milioni di fatturato e leader in Italia nel trasferimento di denaro. “Cosa facciamo – spiega Costa – è semplice e complicato insieme, diciamo diverso dai soliti business”. Innanzitutto è un’azienda con una ramificazione enorme. Che può contare su 5mila punti vendita convenzionati. Possono essere tabacchi, bar, uffici di cambio, internet point. Ogni cliente può, entro un massimo di 10 mila euro, dare mandato per inviare denaro ovunque nel mondo. Dall’istante successivo un’altra persona può ritirare i soldi in un altro punto vendita. Sono 350 i dipendenti fissi che smistano il flusso. Ora la Costa punta alla Polonia, con l’obiettivo di impiantare dieci negozi. E ai paesi Baltici. “Intanto in Romania abbiamo già 50 negozi di cui 15 di proprietà. E altre sedi già ci sono in Spagna e in Svizzera” spiega Costa. Fin qui il core business dell’azienda. Ma poi c’è l’area marketing che vigila sulla società editoriale. Macchina da sedici riviste, pubblicate in altrettante lingue. Un euro a copia. Due milioni e mezzo di fatturato. Sei avvocati assunti per studiare tutta la legislazione di competenza. Ma siccome “gli stranieri devono pure scambiarsi parole, mica solo soldi”, allora nasce ISI, scritto proprio così. E’ la branch del gruppo che si occupa di comunicazioni. Producono e vendono carte telefoniche per un totale di 9 milioni di euro di fatturato all’anno.

IN 10 ANNI GLI OCCUPATI SONO DIVENTATI OLTRE 300. Un’espansione senza sosta che in dieci anni ha portato la Angelo Costa dagli iniziali 10 dipendenti agli attuali oltre 300. E a passare da una rete di 50 esercizi convenzionati a oltre 5 mila. Un bel salto dal 1986, data di fondazione della società. Che allora però non si occupava del business attuale. Perché solo nel 1995 Maurizio Costa, padre di Francesco, attuale a.d. della holding, decide di diversificare gli investimenti, cominciando a guardare con interesse gli immigrati che hanno già raggiunto un buon livello di integrazione. Parte con un ufficio di due stanze e viene scelto da Western Union come partner italiano. La holding Angelo Costa si alimenta essenzialmente del money transfer. Ma è sua anche la “Stranieri in Italia srl”, società editrice delle maggiori testate etniche in Italia. Senza trascurare i 9 milioni di fatturato ISI, per le carte e il traffico telefonico.

L’EDITORIA – L’IMPERO DI CARTA PER GLI STRANIERI. Sedici riviste in altrettante lingue pubblicate in Italia. E presto l’apertura di redazioni in Francia, Germania, Inghilterra e Spagna. Anche se non è forse il più redditizio (2 milioni e mezzo di fatturato) è questo il settore più particolare della Costa. La cui casa editrice “Stranieri in Italia”, oltre alla carta stampata, confeziona telegiornali etnici, in onda sulla tv digitale, e programmi radiofonici. Non manca la varietà. Le lingue utilizzate sono le più disparate: dall’arabo all’ucraino, al polacco e a tutti gli idiomi dei popoli che cercano fortuna nel mondo più industrializzato. Per ora il gruppo può contare su 40 giornalisti, sei avvocati e altre decine di persone per l’amministrazione e i contatti con le comunità straniere. Con l’espansione in cantiere Francesco Costa ha un solo problema: “prendere tre aerei a settimana”.

IL TEMPO – TEMPO & DENARO
di Safiria Leccese
   
   
   
   

 

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